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Falcone, Borsellino e la Mafia 2.0: Trentaquattro anni dopo, cosa è cambiato davvero?

​Ventitré maggio e diciannove luglio. Se c’è una cosa che in Italia funziona con la precisione di un orologio svizzero, è il calendario della memoria. Ogni anno, puntuali come le tasse, assistiamo al festival della retorica istituzionale: corone di fiori, discorsi commossi di politici che magari il resto dell’anno si dimenticano dove sta di casa la trasparenza, e la solita sfilata di selfie con l’hashtag legalità.

​Ma se togliamo il velo di ipocrisia da parata e guardiamo i fatti, a che punto siamo? Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono morti nel 1992. Oggi, nel 2026, a trentaquattro anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, la lotta alla mafia ha fatto passi da gigante o sta solo correndo sul posto?

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Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nello scatto iconico di Tony Gentile

Due uomini normali (che abbiamo santificato per comodità)

​Prima di capire dove stiamo andando, ricordiamoci da dove siamo partiti. Il più grande errore che facciamo con Falcone e Borsellino è trattarli come supereroi della Marvel. Non lo erano. Erano due magistrati straordinariamente intelligenti che avevano capito una cosa banale ma rivoluzionaria: la mafia non si batte a colpi di intuizioni romantiche, ma seguendo i soldi (“follow the money”, il mantra di Falcone) e lavorando in squadra.

​Il loro capolavoro, il Maxiprocesso di Palermo (1986-1987), portò alla sbarra 475 imputati. Per la prima volta lo Stato dimostrò che Cosa Nostra non era un’invenzione dei romanzieri, ma una struttura unitaria e verticistica.

La pillola amara: Spesso ci dimentichiamo che in vita Falcone e Borsellino furono ostacolati, isolati e criticati duramente, non solo dai criminali, ma anche da pezzi dello Stato, della stampa e persino da alcuni colleghi magistrati. Santificarli oggi serve a molti per lavarsi la coscienza ieri.

​Il bicchiere mezzo pieno: Cosa è migliorato dal 1992 a oggi

​Iniziamo con le buone notizie, che ci sono e vanno celebrate. Lo Stato ha reagito, e lo ha fatto con gli strumenti inventati proprio da Falcone: la DIA (Direzione Investigativa Antimafia) e la DNA (Direzione Nazionale Antimafia).

  • La fine della strategia stragista: La mafia delle bombe, dei furgoni imbottiti di tritolo e degli attacchi frontali allo Stato è clinicamente morta. I Corleonesi hanno perso quella guerra.
  • La caduta degli ultimi re: Con l’arresto (all’inizio del 2023) e la successiva morte di Matteo Messina Denaro, si è chiuso definitivamente il capitolo della vecchia Cosa Nostra latitante e sanguinaria.
  • La cultura sociale: Negli anni ’90 pronunciare la parola “mafia” in Sicilia era quasi un tabù. Oggi una rete fittissima di associazioni (come Libera), scuole e cittadini gestisce i beni confiscati ai boss, trasformando le ville dei criminali in centri sociali e terre agricole pulite.

​Il bicchiere mezzo vuoto: Come è peggiorata (o evoluta) la minaccia

​Qui arriva la nota dolente. Pensare che la mafia sia sconfitta solo perché non fa più rumore è l’errore più ingenuo che si possa commettere. La mafia non è sparita: si è semplicemente laureata.

​Oggi la criminalità organizzata ha sostituito la coppola e la lupara con la tastiera e i colletti bianchi. Le ultime relazioni della DIA confermano uno scenario radicalmente mutato:

​1. La “Mafia Silente” e degli Affari

​Cosa Nostra ha capito che sparare fa calare i titoli in borsa e attira le forze dell’ordine. Meglio infiltrarsi. Oggi i clan finanziano imprese in crisi, comprano catene di ristoranti, alberghi e investono nelle energie rinnovabili. Entrano nell’economia legale senza fare un solo sparo.

​2. Il baricentro economico si è spostato

​Se pensi che la mafia sia un problema solo meridionale, sei rimasto agli anni ’80. I veri soldi oggi si riciclano e si fanno al Nord Italia e nel resto d’Europa. Inoltre, lo scettro del comando nel narcotraffico internazionale è passato saldamente in mano alla ‘Ndrangheta calabrese, diventata una delle holding criminali più ricche e potenti del pianeta.

​3. Criptovalute e Frodi Comunitarie

​I broker mafiosi non girano più con le valigie piene di contanti. Usano piattaforme di comunicazione criptate, sfruttano i canali del deep web e riciclano attraverso i Bitcoin. Come evidenziato dalle recenti indagini della Procura Europea, le mafie oggi banchettano con le grandi frodi fiscali internazionali (come le truffe sull’IVA) e cercano di allungare le mani sui fondi pubblici e sui finanziamenti europei.

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In conclusione: Il miglior modo di fare memoria

​Se Falcone e Borsellino tornassero oggi, probabilmente guarderebbero i registri delle nostre aziende e i mercati finanziari, non le strade di Palermo.

​La lotta alla mafia non è finita; è diventata maledettamente più complessa e noiosa da monitorare. Non ci sono più i “cattivi da film” facilmente identificabili, ma zone grigie dove criminali, professionisti e pezzi di politica si stringono la mano sotto il tavolo.

​Il modo migliore per onorare chi ha saltato in aria nel ’92 non è commuoversi una volta all’anno, ma tenere gli occhi aperti ogni giorno. Soprattutto quando tutto sembra calmo. Perché come diceva Falcone: “Ricordatevi che la mafia si combatte non con la rassegnazione, ma con la conoscenza”. E, aggiungiamo noi, stampando qualche scontrino in più e tenendo la guardia alta sui colletti bianchi.

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