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Remigrazione: Il sogno proibito che sbatte contro il muro della realtà

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​Ogni volta che si parla di “Remigrazione”, si scatena il putiferio. Da una parte chi la invoca come panacea di tutti i mali, dall’altra chi urla al mostro. Ma vogliamo toglierci il prosciutto dagli occhi e guardare la realtà?

​La verità è che la Remigrazione, per come viene sbandierata, è pura fantascienza. E te lo dico chiaramente: non è fattibile.

​Perché è solo un’illusione (e non ci prenderemo in giro)

​Mettiamola sul piano pratico. Gestire una remigrazione di massa richiederebbe una macchina logistica, giuridica ed economica che questo Paese — con i suoi tempi biblici e la sua burocrazia asfissiante — non ha.

  • Il Muro Legale: Tra trattati internazionali, diritti dell’uomo e sentenze della Corte Costituzionale, provare a fare una retata di milioni di persone ti porterebbe dritto a un isolamento internazionale e a una caterva di ricorsi che durerebbero decenni.
  • La Logistica: Non abbiamo nemmeno i centri di permanenza per il rimpatrio che funzionino davvero per poche migliaia di persone, figuriamoci per i numeri di cui si parla. Spostare milioni di esseri umani richiede risorse e un’efficienza che qui non esiste nemmeno sulla carta.

​Chi ti dice che domani mattina “si rimandano tutti a casa” ti sta raccontando una favola per prenderti voti o visualizzazioni. È un’idea che fa scena, ma che cade a pezzi appena provi a metterci le mani sopra.

​La “Terza Via”: Se non puoi mandarli via, cambia le regole del gioco

​Se la remigrazione è un miraggio, significa che dobbiamo rassegnarci all’integrazione buonista? Assolutamente no. Anzi, è qui che bisogna smettere di essere molli.

​Se non possiamo (o non vogliamo) espellere chiunque, allora dobbiamo smettere di trattarli come ospiti di riguardo. Il problema oggi non è la mancanza di “integrazione”, è l’eccesso di “favori”.

​La nostra posizione deve essere granitica:

  1. Stop agli incentivi a pioggia: Niente cittadinanza? Niente bonus. Niente sussidi. Gli incentivi statali sono un patto tra lo Stato e i suoi cittadini. Se non fai parte del club, non pretendi il buffet gratuito.
  2. Sanità: Chi paga, mangia: Il sistema sanitario universale è un lusso che si basa sulle tasse di chi lavora. Se non versi contributi, non hai diritto alla gratuità. Vuoi accedere ai servizi? Paghi. Altrimenti, ci si organizza altrove.
  3. Il “Rispetto” non è un optional: Smettiamola di modificare i nostri programmi scolastici, i calendari o le abitudini locali per non “offendere” nessuno. Siamo a casa nostra. Chi arriva ha un solo dovere: rispettare i nostri usi, le nostre leggi e la nostra cultura. Se non ti va bene, la porta è aperta: nessuno ti trattiene.

​Il verdetto

​La remigrazione è una balla colossale perché è tecnicamente impossibile. Ma non lasciarti ingannare dal pensiero che l’alternativa sia la sottomissione.

​L’alternativa è la severità. Smettiamo di regalare bonus, smettiamo di rendere l’Italia una “terra di conquista” dove ognuno fa quello che vuole e dove lo Stato paga per tutti. Se rendi la vita in Italia un luogo dove non ci sono privilegi per chi non contribuisce, dove le regole sono ferree e dove la cultura locale è l’unica che conta, vedrai che molti di quelli che oggi non si “integrano” capiranno da soli che l’aria è cambiata.

​Non c’è bisogno di una deportazione di massa per far capire che qui comanda il padrone di casa. Basta smettere di offrire il caffè gratis a chi non ha intenzione di pagare il conto.


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