Un tour guidato tra le rovine ideologiche del panorama politico italiano, dove ogni sigla ha trovato il proprio modo di ridicolizzarsi da sola. Noi ci limitiamo a prendere appunti.
C’è chi dice che la politica italiana sia complessa, stratificata, difficile da raccontare senza scadere nella semplificazione. Falso. Basta guardarla per quello che è: un luna park dove le giostre sono rotte, i biglietti sono scaduti e nessuno vuole scendere. Di seguito, dieci fermate del tour. Tenete le mani dentro il carrello.
1. Fratelli d’Italia: l’Impero che si barrica in casa
Sovranismo edition: quando il confine diventa un catenaccio tricolore
C’è un elmo da legionario romano, lucidissimo, che a un certo punto della storia recente si è trasformato in una tenda da campeggio “Made in Italy” — perché anche l’identità, ormai, va venduta con il marchio giusto. Sotto, la scena è quella di una fortezza in perenne stato d’assedio: catenacci tricolori alle porte, finestre sprangate, mentre fuori un postino con una raccomandata europea prova a consegnare qualcosa che nessuno vuole firmare. Lo respingono a bandierate, come si fa con le mosche moleste. Sullo sfondo, l’Italia disegnata come un fortino medievale, circondata da un fossato che invece di acqua ha salsa di pomodoro: difendere i confini va bene, ma con stile gastronomico.

2. Partito Democratico: la sintesi che non arriva mai
Riformismo edition: dieci correnti, un frullatore, zero corrente elettrica
Il PD ha inventato il concetto di “sintesi” e poi ha passato trent’anni a dimostrare che non sa cosa significhi. La scena è un frullatore high-tech con la bandiera UE sbiadita che prova ad amalgamare acqua e olio, un gatto e un cane, tre congressi diversi, tutto insieme, tutto contemporaneamente. Dentro, dieci correnti in giacca blu d’ordinanza litigano su quale pulsante premere — “velocità moderata” o “prudenza progressista” — mentre una mano civica, misteriosa e infastidita, stacca la spina ogni volta che sembra funzionare. Il risultato è sempre lo stesso: tanto rumore, nessun frappè.

3. Movimento 5 Stelle: la democrazia diretta che gira a vuoto
Ambientalismo edition: “uno vale uno”, ma il server è una lumaca
Una piattaforma digitale fatta di pixel sgranati fluttua a mezz’aria, e sopra ci sono parlamentari che votano la composizione del governo usando lepri e lumache da corsa come server. Al centro, un contatore a pale eoliche gira all’impazzata mostrando promesse elettorali scadute, mentre qualcuno cerca disperatamente di ricaricarlo pedalando su una cyclette a energia solare. La metafora perfetta di un movimento nato per abbattere il sistema e finito a chiedersi come si ricarica la batteria.

4. Lega: il treno che non parte se prima non gli date tutto
Autonomia differenziata edition: Padania Express, destinazione nessun luogo
Un treno superveloce, bloccato però sui binari del tram, con la scritta “Padania Express” decorata a salamelle e casse di prosecco al posto dei motori. Il macchinista sventola un contratto con le regioni del Nord e si rifiuta di muoversi finché non gli si cede il 100% delle accise sui distributori locali. Nel frattempo i passeggeri del Sud, seduti su una panchina che sta per essere staccata e portata via per autonomia, si mangiano un cornetto con una calma quasi filosofica. Il treno più veloce d’Italia, fermo da anni.

5. Forza Italia: la sfilata del miracolo che non arriva mai
Liberalismo moderato edition: meno tasse per tutti, promesse per sempre
Una sfilata di moda surreale, manichini tutti con la stessa piega cotonata e lo stesso sorriso ultra-sbiancato, la Costituzione usata come ventaglio estivo perché fa caldo e i princìpi, si sa, vanno rinfrescati. Sul palco un salvadanaio a forma di “contratto con gli italiani” viene svuotato e riempito in loop di promesse di “meno tasse per tutti”, mentre dal cielo cade una pioggia di carta bollata e codici penali, coriandoli di un Capodanno che dura da trent’anni.

6. Alleanza Verdi e Sinistra: la giostra che non vuole (o non può) partire
Ambientalismo radicale edition: il diritto alla lentezza, portato alle estreme conseguenze
Un’assemblea di partito che si svolge su una giostra di cavalli a dondolo alimentata da pannelli solari montati sui cappelli dei partecipanti. Peccato che la giostra sia bloccata: gli stessi attivisti l’hanno fermata in nome del diritto alla lentezza, protesta non violenta contro il proprio mezzo di trasporto. Al centro, un albero secolare trasformato in condominio a basso impatto ambientale, affitti però così alti che ci abitano solo i piccioni. La coerenza come esercizio estremo di autosabotaggio.

7. Azione: la competenza che si perde nel burocratese
Europeismo tecnico edition: tutti i grafici giusti, nessun binario
Un diagramma di flusso tridimensionale fluttua a mezz’aria, pieno di tabelle Excel e grafici a torta che cambiano colore in base al sondaggio del giorno. Sopra, una squadra di ingegneri in giacca e cravatta cerca di riparare un’autostrada in crisi con un cacciavite troppo grande, seguendo un manuale scritto in un burocratese incomprensibile persino a loro. Sullo sfondo, un treno superveloce corre verso l’Europa, ma i binari sono scomparsi. La competenza c’è, il percorso no.

8. Italia Viva: la montagna russa a trazione personale
Pragmatismo variabile edition: rottamazione riciclata, un politico solo sul carrello
Una montagna russa altissima, costruita su un terreno paludoso — base solida, insomma. Sul carrello, un unico politico sfreccia urlando slogan tipo “è tutto un boom!” e “la colpa è di tutti tranne che mia!”, cambiando casacca a ogni giro della morte con la disinvoltura di chi ha fatto della rottamazione un mestiere a vita. Il carrello è trainato da una locomotiva a vapore dell’Ottocento che sbuffa promesse elettorali bruciate come carbone. Il centrismo, ridotto a spettacolo per una sola persona.

9. Liberaldemocratici: il bazar del compromesso storico
Liberalismo classico edition: garantismo in vetrina, mercato in saldo
Un bazar caotico gestito da venditori ambulanti elegantissimi, che provano a piazzare contemporaneamente una copia del Codice Civile, un’offerta su una riforma fiscale “leggera” e un abbonamento streaming per seguire le dirette dei consigli comunali. I clienti entrano cercando garantismo e si ritrovano davanti al banco del mercato libero, uscendo alla fine con un sacchetto di caramelle al gusto di compromesso storico. Nessuno ha capito bene cosa abbia comprato, ma tutti sono convinti sia stato un affare.

10. Futuro Nazionale: la biblioteca diventata caserma della memoria
Conservatorismo nazionale edition: il castello di sabbia contro l’alta marea
Un’antica biblioteca pubblica trasformata in caserma del “risveglio nazionale”: al posto dei libri, solo busti di marmo di grandi personaggi storici, lucidati compulsivamente da un manipolo di volontari devoti. Al centro, un grammofono suona senza sosta il Bolero di Ravel, ma la melodia è stata sostituita da una filastrocca popolare in dialetto, intonata a squarciagola da un coro di anziani che difendono il proprio castello di sabbia identitario dall’alta marea inarrestabile della modernità. Struggente, se non fosse comico.

Il bilancio del bestiario
Dieci partiti, dieci deliri, un solo denominatore comune: la distanza siderale tra la promessa e la resa dei conti. Non è satira gratuita — è la fotografia, leggermente deformata da uno specchio da luna park, di un sistema che continua a raccontarsi la stessa storia da trent’anni cambiando solo i costumi di scena. Il Punto Critico continuerà a guardare, e a ridere, finché ce ne sarà motivo. Che, viste le premesse, sembra parecchio.
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