Una promessa con precedenti poco incoraggianti
L’abolizione del bollo auto non è un’idea nuova, è un evergreen della politica italiana. Ne parlava Berlusconi nel 2008, di nuovo nel 2012, di nuovo nel 2017. Renzi l’aveva rilanciata nel 2016. Ogni volta la stessa fine: annuncio, entusiasmo, poi il muro dei conti pubblici. Stavolta, a sentire il governo, sarà diverso. Vedremo. Per ora quello che c’è sul tavolo non è nemmeno un’abolizione: è un’esenzione temporanea di dodici mesi, con la vaga promessa di renderla strutturale “quando sarà chiaro il quadro finanziario per la prossima Legge di Bilancio”. Tradotto dal politichese: se si trovano i soldi. E i soldi, storicamente, non si trovano mai abbastanza in fretta da rendere una tassa “odiosa” davvero morta e sepolta.
Non è nemmeno un caso che l’anno prescelto sia il 2027, cioè proprio l’anno delle prossime elezioni politiche. Chiamatela coincidenza di calendario, se volete essere gentili.
Il buco che nessuno vuole nominare ad alta voce
Qui arriva la parte che nei comunicati dei vicepremier non compare mai con lo stesso entusiasmo: il bollo auto non è un’entrata dello Stato, è una tassa regionale. Genera un gettito compreso tra i 7,48 e i 7,5 miliardi di euro l’anno che va direttamente ai bilanci delle Regioni, non nelle casse di Roma. E quei soldi non finanziano gite scolastiche: pagano sanità pubblica, trasporto locale, viabilità, Protezione Civile, sviluppo economico, formazione e welfare.
Con l’esenzione limitata ad auto fino a 80 kW e moto, l’impatto per il 2027 è stimato più contenuto, intorno ai 2,3-2,5 miliardi, ma la questione delle coperture resta aperta: al momento dell’annuncio non sono ancora state indicate le risorse necessarie a compensare il mancato gettito, e la decisione riapre il confronto tra Governo e Regioni. Che tradotto significa: hanno annunciato il regalo prima di sapere chi paga il conto. Una sequenza che a queste latitudini politiche non sorprende più nessuno.
E le Regioni, va detto, non sono entusiaste a prescindere dal colore politico. Già mesi fa, quando l’ipotesi circolava solo come proposta di Forza Italia, dal fronte degli assessori regionali al bilancio arrivavano moniti su un possibile “buco” nei conti locali. Il rischio, semplificando parecchio, è che quello che lo Stato regala con una mano ai cittadini in bollo non pagato, le Regioni lo recuperino con l’altra tagliando servizi o aumentando altrove. Non è un teorema, è aritmetica.
Quello che funziona (e quello che no)
Va detto senza ipocrisia: il bollo auto è davvero percepito, a ragione, come una patrimoniale mascherata. Si paga per il semplice possesso del veicolo, indipendentemente dall’uso, in un paese dove l’automobile per milioni di famiglie non è un vezzo ma uno strumento di lavoro. Alleggerire quel peso su chi guida una utilitaria per andare a lavorare o portare i figli a scuola è una misura che, presa isolatamente, ha senso ed è anche popolare per motivi tutt’altro che demagogici.
Il problema è tutto nel “come”. Un’esenzione a tempo, senza coperture strutturali dichiarate, che scarica l’incertezza sulle Regioni e rimanda a un futuro indefinito la trasformazione in misura permanente, non è una riforma fiscale: è un annuncio con scadenza. E nel frattempo il superbollo, la vera stortura sulle auto di grossa cilindrata, resta lì intoccato da anni nonostante proclami analoghi. Segno che quando si tratta di tagliare tasse su chi ha un’utilitaria la volontà politica si trova, quando si tratta di toccare chi ha una Porsche molto meno.
C’è poi un dettaglio che i comunicati trionfali tendono a saltare: l’evasione del bollo auto sfiora già oggi il 12%. Chi non paga, semplicemente, continuerà a non pagare. L’esenzione premia soprattutto chi era già in regola, il che va benissimo per l’equità formale, ma ridimensiona un po’ la narrazione dello “sblocco epocale” per tutti gli italiani.
Cosa aspettarsi
Il quadro più realistico, a legge di bilancio ancora da scrivere, è quello di una misura ponte: buona propaganda per il 2027, con l’incognita reale sulla sua sopravvivenza oltre quella data. Se il governo troverà davvero le coperture strutturali, sarà una notizia storica dopo tre tentativi falliti in vent’anni. Se non le troverà, tra dodici mesi ci ritroveremo esattamente allo stesso punto di partenza, con una tassa “abolita” che magicamente ritorna, e le Regioni chiamate a spiegare ai cittadini perché i servizi tagliati nel frattempo non si sono “abrogati” altrettanto facilmente.
Nel dubbio, godetevi il 2027 senza bollo. E tenete le buste paga da parte per il 2028.
Vady
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