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Cremona-Mantova: l’autostrada che non c’è, la statale che nessuno riqualifica, e i cittadini in mezzo

Settanta chilometri. Un’ora e mezza di viaggio, tra semafori, centri abitati attraversati in pieno e camion incolonnati che si contendono la carreggiata con le auto dei pendolari. È la Cremona-Mantova, o meglio: è la Strada Statale 10 Padana Inferiore, l’unica vera arteria che tiene insieme due province che stanno a 70 chilometri l’una dall’altra ma che, per chi ci vive, sono separate da un abisso infrastrutturale. E mentre i cittadini continuano a ingoiare smog e nervosismo tra Piadena, Bozzolo, Marcaria e Castellucchio, la politica lombarda intrattiene da vent’anni lo stesso spettacolo: annunci, tavoli tecnici, proroghe, fondi che spariscono, progetti che riappaiono. Sempre gli stessi nomi, sempre le stesse promesse, sempre lo stesso nulla di fatto.

Il miraggio dell’autostrada

Il progetto di un’autostrada regionale Cremona-Mantova esiste, sulla carta, dal 2002. Da allora ha collezionato un progetto preliminare approvato nel 2003, una valutazione di impatto ambientale del 2011 prorogata nel 2021 e poi di nuovo nel 2025, un progetto definitivo depositato nel 2020 da 66,3 chilometri e 883 milioni di euro, un cambio di proprietà nel 2021 quando Regione Lombardia ha rilevato il progetto dalla società Stradivaria per circa 25 milioni, e persino una manifestazione d’interesse di una nuova società, Strade Veloci Srl, arrivata nell’estate del 2025. Tutto questo senza che sia stata posata una pietra. Il problema, tanto banale quanto insormontabile, è sempre lo stesso: mancano i soldi. Il progetto definitivo prevede un contributo pubblico a fondo perduto di circa 500 milioni di euro, cifra che nessun governo, di nessun colore, ha mai trovato. E la Legge di Bilancio 2026, che taglia oltre 520 milioni di euro alle infrastrutture nei prossimi tre anni, ha reso la parola “cantierabile” ancora più simile a una barzelletta.

Nel mezzo resta un buco di otto chilometri, simbolo perfetto di un’incompiuta che dura da più di vent’anni. E il collegamento con la Ti-Bre, l’autostrada che dovrebbe unire Parma a Mantova e che serve da innesto per la Cremona-Mantova, è messo anche peggio: 85 chilometri progettati dal 1974, di cui solo una decina realizzati e ancora in attesa di collaudo. Se qualcuno vi dice che l’autostrada Cremona-Mantova si farà “entro le Olimpiadi”, sappiate che questa frase viene ripetuta identica almeno dal 2019.

L’alternativa che nessuno vuole finanziare sul serio

Da anni comitati locali, associazioni ambientaliste e Confagricoltura Mantova propongono la stessa cosa: lasciar perdere il sogno dell’autostrada e riqualificare la SS10 esistente. L’idea è semplice e, soprattutto, realizzabile in tempi umani: allargare la carreggiata dove serve, portarla a doppia corsia per senso di marcia in stile “strada a scorrimento veloce” — il modello francese viene citato spesso come riferimento — e costruire tangenziali nei punti in cui oggi il traffico pesante attraversa in pieno i centri abitati. Un elenco di interventi stimato in circa 110 milioni di euro complessivi include il completamento della tangenziale di Castellucchio, le circonvallazioni di Ospitaletto, Curtatone e Cicognolo, un nuovo ponte e una tangenziale a Casalmaggiore, una tangenziale est a San Giovanni in Croce e il completamento dell’asse sud di Mantova. Cifre che, confrontate con gli 883 milioni dell’autostrada mai partita, fanno sembrare la riqualificazione un affare quasi regalato.

E se si vuole parlare di urgenze concrete, il tratto Piadena-Cremona è probabilmente quello che ne avrebbe più bisogno di tutti. È il primo, vero collo di bottiglia per chi arriva da Mantova: una sequenza di attraversamenti di piccoli centri, incroci a raso e semafori che spezzano continuamente il flusso di un traffico già saturo di mezzi pesanti diretti verso il nodo di Cremona. Nei piani provinciali di viabilità si parla da tempo del completamento della tangenziale Nord di Piadena, dell’allargamento in sede tra Farfengo e Santa Maria dei Sabbioni, di un intervento tra l’innesto della provinciale per Casetta Rossa e Corte Madama, e della eliminazione dei punti semaforici che oggi rallentano tutto il percorso fino all’ingresso in città. Sono interventi puntuali, non un’opera faraonica: eppure anche qui, di cantieri veri, ancora nemmeno l’ombra. È il paradosso più evidente di questa storia: mentre si discute da vent’anni di un’autostrada da 66 chilometri, il tratto più vicino e più urgente, quello che ogni giorno strozza l’ingresso a Cremona, resta il grande dimenticato di ogni piano.

Eppure anche qui il copione si ripete: nel 2023 la Regione ha aperto, a parole, a un tavolo con Anas per valutare la riqualificazione. Nel 2025 lo stesso tema è tornato sul tavolo regionale, con tanto di dichiarazioni sulla necessità di “alleggerire i centri abitati” e “migliorare la sicurezza”. A gennaio 2026 il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione per sostenere il raddoppio ferroviario Codogno-Cremona-Mantova, un intervento sicuramente utile ma che riguarda i pendolari su rotaia, non i camion e le auto che ogni giorno si accalcano sulla statale. Della riqualificazione stradale vera e propria, quella con ruspe e asfalto, ancora nessuna traccia concreta.

La domanda che nessuno pone ad alta voce

Se in vent’anni non si sono trovati i finanziamenti per un’opera da 883 milioni, perché non si è mai fatto sul serio quello che costerebbe otto volte meno e risolverebbe l’80% del problema quotidiano — cioè togliere il traffico pesante dai centri abitati con qualche tangenziale mirata? La risposta onesta è che un’autostrada regionale porta pedaggi, concessioni, contratti, appalti miliardari e ritorni politici ben più appetibili di una manciata di rotonde e circonvallazioni. La riqualificazione della SS10 non fa notizia, non taglia nastri epici, non promette “l’ottava meraviglia del mondo” come qualcuno la definì candidamente nel 2019. Serve solo ai cittadini che ogni mattina restano imbottigliati a Piadena o a Castellucchio, e questo, evidentemente, vale meno di un progetto da presentare in pompa magna a Palazzo Lombardia ogni due o tre anni, sempre uguale, sempre “quasi pronto”.

Nel frattempo la statale resta quella che è: un’arteria del 2026 con la capacità e la sicurezza di una strada di paese, su cui si gioca ogni giorno la pazienza — e talvolta l’incolumità — di chi da Cremona a Mantova ci deve andare per lavoro, non per un video promozionale.

Vady


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