Analisi Sanremo 2026: Sal Da Vinci, Laura Pausini e il teatro Ariston
 |  | 

Sanremo 2026: Una settimana dopo, cosa resta oltre ai becchi dell’IA?

È passata una settimana da quando il sipario dell’Ariston è calato e, mentre le radio iniziano a martellarci il cervello, la sbornia collettiva sta finalmente passando. Quest’anno Carlo Conti ha provato a fare il “democristiano del pop”, ma il Festival gli è sfuggito di mano tra gaffe tecnologiche e una classifica finale che ha fatto saltare sulla sedia mezza Italia. Ecco un riassunto di quello che abbiamo vissuto, paragrafo per paragrafo.

Il trionfo di Sal Da Vinci: Napoli si prende tutto

Iniziamo dal vincitore. Sal Da Vinci con “Per sempre sì” ha portato a casa il leoncino d’oro, confermando che il voto popolare, quando si compatta, non ce n’è per nessuno. È stata la vittoria della melodia classica e della Napoli che non ha bisogno dell’urban per farsi sentire. Se i critici nei salotti buoni hanno storto il naso definendolo un ritorno al passato, i numeri del televoto dicono che la “vecchia guardia” ha ancora il telecomando in mano.

Laura Pausini: La vera padrona di casa (nonostante i microfoni)

Se Carlo Conti ha messo l’ordine, Laura Pausini ci ha messo l’anima e… le gaffe. Dalla scena diventata virale in cui parlava convinta di avere il levalier mentre doveva usare il “gelato”, fino alla correzione femminista a Carolina Bubbico (si dice “maestra”, non “maestro”), la Pausini ha dimostrato che per condurre Sanremo servono i nervi saldi e una spontaneità che a Conti, onestamente, a volte manca.

L’Intelligenza Artificiale o il “Film Horror” di Rai 1

Volevano essere futuristici, sono finiti a fare paura ai bambini. Lo sketch dell’IA targato TIM, che ha deformato il viso di Carlo Conti e del pubblico sulle note di Papaveri e Papere, è stato il punto più basso della produzione. Sembrava di stare in un incubo di tre anni fa. La lezione è chiara: se vuoi usare l’IA nel 2026, o la fai bene o lascia perdere. Abbiamo riso per non piangere.

Il momento della riflessione: Gino Cecchettin

In mezzo a tanto glitter, il momento più potente è stato il monologo di Gino Cecchettin. Portare il tema della violenza di genere all’Ariston non è mai facile senza cadere nella retorica, ma la dignità della sua Fondazione ha gelato la sala e dato un senso a una serata finale che altrimenti sarebbe stata solo una lunga attesa per i codici del televoto. Sanremo serve anche a questo.

Polemiche, baci e fantasmi: Da Morgan a Levante

Non sarebbe Sanremo senza un po’ di pepe. Abbiamo avuto il “fantasma” di Morgan, che ha mollato Chiello a quattro giorni dal via perché “non c’era alchimia”, e il bacio tra Levante e Gaia nella serata cover, inquadrato così largo dalla regia che il web ha gridato alla censura. La Rai ha negato, ma il sospetto resta: nel 2026 abbiamo ancora paura di un bacio tra due donne in prima serata?

La classifica di Spotify: Il vero vincitore è un altro

Se guardiamo le classifiche di streaming a una settimana dal termine, Sal Da Vinci deve cedere il passo. Samurai Jay con “OSSESSIONE” è il vero padrone delle cuffiette, seguito a ruota da Sayf e Ditonellapiaga. La realtà è che Sanremo oggi sono due festival diversi: quello che vince in TV e quello che ascoltiamo in auto. E spesso i due non si parlano nemmeno.


Impressioni finali: Le canzoni dopo 7 giorni

Dopo una settimana di ascolti forzati, la verità viene a galla. Il pezzo di Ditonellapiaga (“Che fastidio!”) è un earworm micidiale, mentre la collaborazione tra Fedez e Masini sta invecchiando peggio di quanto previsto: un’operazione di marketing che non lascia il segno. La vera sorpresa? Fulminacci. La sua “Stupida sfortuna” è quella che continueremo a cantare tra sei mesi, quando Sal Da Vinci sarà tornato a fare i suoi (meritatissimi) tour mondiali e noi avremo dimenticato i becchi deformati dell’IA.

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.