Avevamo lasciato Futuro Nazionale a un terzo del suo programma, tra patriarcato mediterraneo, età lavorativa a 14 anni e la fantasia di derubricare il femminicidio a semplice omicidio. Ci eravamo illusi che fosse il fondo del barile. Non lo era. Il 24 agosto è arrivata la seconda parte della “Base Ideologica e Programmatica” di Vannacci, e stavolta il generale ha deciso di occuparsi di quello che chiama, senza ironia, “ciò che decide il futuro di una Nazione”: famiglia, natalità, fine vita, tv, scuola. In pratica: la vita privata di ventiquattro milioni di donne italiane, decisa da chi in Parlamento non ha mai messo piede prima di indossare la giacca.
L’aborto come optional
Si parte alla grande: l’aborto “non è un diritto”. Punto. Le associazioni pro-vita dovranno entrare nei consultori, e la pillola abortiva non potrà più essere somministrata a domicilio o in day hospital, solo in regime di ricovero. Tradotto dal burocratese: rendere il percorso il più lungo, il più scomodo e il più colpevolizzante possibile, senza avere il coraggio di scrivere nero su bianco che si vuole abolire la 194. Si preferisce lo smontaggio lento, quello che non fa titolo ma fa danno. Il concepito, nel frattempo, diventa “soggetto titolare di interessi giuridicamente tutelati”, utile per l’accesso a bonus e borse di studio già durante la gravidanza. Un ministero della Vita, della Famiglia naturale e dell’Identità completa il quadretto, con tanto di Giornata nazionale della vita nascente il 25 marzo. Manca solo la colonna sonora.
Matrimonio sì, tutto il resto no
Le unioni civili vengono abrogate. Nel documento si legge che il matrimonio resta “l’unico istituto di coppia, perché solo la procreazione ha rilievo pubblico”. Ecco, prendetevi un secondo per digerire questa frase: se non fate figli, la vostra relazione non ha “rilievo pubblico”. Vale per le coppie omosessuali, ovviamente, ma anche per tutte le coppie etero che per scelta o per impossibilità non procreano. Le adozioni ordinarie vengono riservate alle famiglie con un padre e una madre, escludendo coppie gay e single, salvo eccezioni cucite su misura. Il messaggio è semplice e vecchio come il fascismo che tanto piace citare tra le righe: la famiglia che conta è una sola, tutte le altre sono un errore da tollerare, non da riconoscere.
La fascia protetta più lunga della storia della televisione italiana
Qui si tocca il ridicolo puro. Futuro Nazionale propone una fascia protetta dalle 6 alle 23, diciassette ore su ventiquattro, per tenere i bambini lontani da contenuti definiti “genderisti” e “omosessualisti”. Sanzioni previste fino alla sospensione della licenza per chi trasgredisce. Fermatevi un attimo a pensare cosa significa in pratica: qualunque coppia gay che appare in un programma pomeridiano, qualunque personaggio non binario in una fiction, qualunque riferimento a un orientamento diverso da quello ritenuto normale diventa un rischio editoriale. Non censura di Stato, la chiamano tutela dei minori. Chiamatela come volete, il risultato è cancellare l’esistenza di milioni di persone dallo schermo per diciassette ore al giorno.
Reato universale: la transizione di genere come crimine internazionale
E poi c’è il punto più grave, quello che dovrebbe far saltare sulla sedia chiunque abbia un minimo di rispetto per il diritto. Il cambio di sesso sui minorenni diventa “reato universale”: vietati interventi chirurgici, ormoni cross-sex e bloccanti della pubertà, anche con il consenso dei genitori, anche se effettuati all’estero. Un cittadino italiano che si sottoponesse a una cura in un altro Paese, dove è legale, potrebbe essere perseguito in Italia. Per gli adulti l’accesso resta possibile, ma senza copertura del servizio sanitario nazionale, quindi riservato a chi se lo può permettere di tasca propria. Le direttive europee sui diritti Lgbt vengono respinte a priori, anche a costo di scontrarsi con le Corti internazionali. Non è più conservatorismo, è un muro ideologico costruito apposta per non doversi confrontare con la realtà delle famiglie e delle persone che esistono al di fuori dello schema.
No all’eutanasia, sì all’idratazione forzata
Sul fine vita nessuna sorpresa: linea pro-vita “dal concepimento alla morte naturale”, no all’eutanasia e a quello che il partito chiama, con un eufemismo elegante, “omicidio del consenziente”. Idratazione e alimentazione non potranno più essere considerate terapie sospendibili, quindi “nessuno potrà più esser fatto morire intenzionalmente di fame e di sete”, si legge nel programma. Poco importa se questo significa negare a una persona il diritto di decidere della propria sofferenza fino all’ultimo giorno. La libertà individuale, in questo programma, esiste solo quando fa comodo.
Militari a scuola e in strada
Chiudono il quadro l’educazione militare nelle scuole superiori e un ruolo allargato delle Forze Armate contro il “degrado” nelle città. Perché quando manca l’immaginazione per affrontare disagio sociale, dispersione scolastica e povertà educativa, la soluzione è sempre la stessa: più divise, meno assistenti sociali.
E la parte incredibile è che qualcuno ci crede
Quello che lascia davvero senza parole non è il programma in sé, per quanto surreale. Vannacci non nasconde nulla, lo scrive tutto nero su bianco, senza filtri, senza il minimo timore del ridicolo. La parte incredibile è che ci sono cittadini italiani che leggono queste righe e vi si riconoscono. Che ci sono elettori pronti a mettere una croce su un simbolo che promette di cancellare le unioni civili, di trasformare una cura medica in un crimine internazionale, di tenere i gay fuori dalla tv fino alle undici di sera, come se fossero un contenuto inadatto ai minori alla stregua di una scena splatter. Non stiamo parlando di sfumature politiche su cui si può ragionevolmente dissentire, come la flat tax o il nucleare. Stiamo parlando di un progetto che restringe diritti già acquisiti, che tratta la sofferenza a fine vita come un tabù, che considera la famiglia “vera” solo quella che genera figli. E c’è chi applaude. È questo, più di ogni singolo punto del programma, il vero campanello d’allarme.
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